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La passione corre sul filo: anche se l’incontro con il tecnico della Primavera3 Giuseppe Scavo avviene telefonicamente è impossibile non essere contagiati dall’entusiasmo e dalla grinta del giovane tecnico biancoceleste, che per sua stessa ammissione “non può fare a meno del campo”. Conosciamolo meglio in questa chiacchierata che spazia dai risultati di campo a quel legame speciale con la Pro…

Mister, partiamo dai numeri della tua squadra: quattro successi e quattro pareggi in otto partite, il provvisorio 2° posto in classifica a -3 dal Novara (che però ha giocato una gara in più) e la miglior difesa del torneo: cosa chiedere di più?

Stiamo attraversando un momento molto positivo: la rosa è di valore, ma soprattutto siamo un gruppo compatto e coeso. Dopo le prime due partite è arrivato lo stop per i problemi legati al Covid: i giorni di inattività hanno cementato il gruppo, che è cresciuto ulteriormente come affiatamento nelle due settimane in cui abbiamo dovuto disputare 6 gare tra campionato e turni di recupero. Come allenatore ritengo che sia il gruppo l’elemento basilare per creare qualcosa di importante: e non basta un gruppo di giocatori, servono uomini, e serve trasformarsi da gruppo a squadra. E’ questo il segreto di tanti risultati, a tutti i livelli: il concetto sarà magari banale… ma tradurlo in pratica non è affatto semplice!

La classifica resta comunque molto corta: come si svilupperà il campionato?

L’obiettivo ad inizio anno era restare tra le prime quattro: oggi stiamo facendo bene ma ricordiamoci che questo gruppo è al primo anno a questo livello, visto che la Pro non militava nei professionisti. Tanti ragazzi vengono dagli Allievi e dalla Juniores nazionale, e solo qualche nuovo arrivo era già cresciuto in campionati di formazioni impegnate tra i professionisti.

Attenzione poi agli avversari: nel prossimo match troveremo la Giana Erminio, che magari qualitativamente è meno dotata di altre formazioni ma è reduce da due buoni pareggi contro Como e Renate. Stanno crescendo, e come accade quasi sempre il girone di ritorno sarà più difficile di quello di andata: non bisogna sottovalutare niente e nessuno.

Sei giovanissimo (classe 1989, n.d.r.): come sei arrivato a fare l’allenatore?

Questa è la mia prima esperienza come primo allenatore. Ho iniziato l’anno scorso alla Pro Patria, come secondo dell’Under 17. Poi c’è stata questa opportunità a Sesto: ho iniziato come secondo di mister Gatti, poi la società mi ha dato questa opportunità. Sono felice, visto che con la Pro Sesto ho un legame speciale: da calciatore ho militato qui nel 2012, l’anno in cui vincemmo il campionato di Eccellenza.

Da sempre mi piaceva l’idea di diventare un giorno allenatore. Mi piace moltissimo vedere le partite: sono curioso e provo sempre a “leggere” tutte le situazioni, a farmi domande e provare ad interpretare i diversi momento. Ho sempre vissuto questo sport con grandissima passione: appena ho smesso di giocare a causa di qualche problema fisico ho capito subito che non avrei resistito senza “campo”. Ho preso subito il patentino … ed eccomi qua!

Cosa c’è nel tuo futuro? Hai qualche modello di allenatore a cui ti ispiri?

Non ho un modello vero e proprio al quale mi ispiro: di certo credo in qualche concetto, qualche idea che ritengo basilare come il gruppo squadra. Non credo nemmeno in uno specifico modulo di gioco: il bravo allenatore è quello che valorizza al meglio le risorse che ha a disposizione. Personalmente poi l’obiettivo è quello di crescere e migliorarmi sempre…magari passando ad allenare “i più grandi” e … perchè no, un giorno allenare la Pro Sesto!